Memoria Storica

Da dove veniamo

L’Associazione culturale per il Lavoro e la Prevenzione è stata costituita, con un atto formale giuridico, nel febbraio 2007. E’ importante andare alla memoria di quello che è accaduto negli anni precedenti in relazione a questa nuova compagine sociale: fare tesoro di quello che è accaduto nel passato è importante anche in questo caso.


Un tuffo nel passato

Nella metà degli anni ’80 del secolo scorso, un medico del lavoro di Milano promuove incontri con medici del lavoro e tecnici della sicurezza e ambientali, in gran parte operanti in Enti pubblici e di controllo, per approfondire la metodologia di lavoro in un settore della sanità italiana, quello della prevenzione, riorganizzato da circa un lustro: vengono organizzati, anche su scala nazionale, alcuni incontri che vedono in media la partecipazione di circa 30-40 operatori della prevenzione. Gli incontri si tengono a Milano e vi partecipano persone dal Veneto, Liguria, Puglia, Toscana, ma, in modo più rilevante, dalla Lombardia.
In questi momenti di riflessione e giudizio si avverte la necessità di incontrarsi e interloquire con alcuni docenti di fama nazionale e internazionale per un confronto, con il desiderio di sentirsi comunicare un autorevole punto di vista nel guardare a ciò che accade nella società e nel mondo del lavoro, con particolare riferimento all’applicazione di norme e leggi in rapporto con l’economia e la prevenzione in senso lato. Questi incontri sono stati tre 3 di cui due 2 con il Prof. Rocco Buttiglione, docente di filosofia della politica allora Pro-rettore dell’Università del Liechtenstein, e uno con il Prof. Marco Martini, docente di statistica presso l’Università Statale di Milano. I resoconti (1) degli incontri verranno riproposti nelle pubblicazioni della nostra associazione e sul sito internet, sotto la voce Documenti, in modo da permettere una ripresa di quei contenuti — che a distanza di anni — presentano intatta la loro attualità .
A seguito di questi momenti di confronto e riflessione sono scaturite interessanti iniziative da parte di alcuni operatori, alcune delle quali meritevoli di segnalazione, in quanto espressione di una creatività sociale e culturale.
A Padova furono organizzati corsi specifici per medici del lavoro. A Milano operò per 5 anni consecutivi (1988—1993) la Scuola-Lavoro “Michele Agostino Pro”, con i suoi Comitato didattico e Segreteria organizzativa, in diverse cittadine della provincia di Milano: inizialmente la scintilla fu la richiesta di un operatore che domandava un aiuto a 2 professionisti per superare un concorso di assunzione come tecnico della prevenzione. La passione manifestata divenne metodo e azione per un gruppo di professionisti che si misero a insegnare a neodiplomati e neolaureati in materie tecnico-scientifiche. La propria esperienza professionale veniva messa a loro disposizione per facilitare l’inserimento nel mondo del lavoro come tecnici di igiene ambientale e prevenzione nei luoghi di lavoro. I docenti e i formatori, coinvolti a titolo gratuito, hanno fornito, insieme alle nozioni e conoscenze, un metodo e dei criteri di lavoro. Questo permette ad un operatore della prevenzione — e non solo – di sapersi muovere, senza perdersi, in un settore così delicato e complesso senza la pretesa di diventare un tuttologo. Questa iniziativa ha coinvolto 14 componenti del Comitato Didattico, 9 della segreteria organizzativa, 50 insegnanti — relatori — comunicatori, 100 partecipanti corsisti. Sono numeri di un certo rilievo, ma significativo è stato il valore tecnico ed umano, la passione e la vivacità dei testimoni, degli esperti e dei partecipanti. Al termine dei primi 3 anni dei Corsi è stato elaborato e dato alle stampe un volume “Come quanto e perch锝 (2) che conserva ancora oggi una sua attualità e originalità .
Negli anni a seguire, per quanto ci è dato di sapere, sono stati realizzati alcuni sporadici incontri, prevalentemente su scala milanese, dove i convenuti hanno messo a tema le proprie esperienze nel tentativo di esprimere giudizi e valutazioni su alcune normative nel campo della salute e sicurezza del lavoro.
Cosi si è arrivati all’anno 2005.


Marzo 2005 – Maggio 2006.

Due date, due incontri culturali realizzati a Seveso, il paese in provincia di Milano conosciuto in quasi tutto il mondo per il dramma causato alle popolazioni di questa parte di Brianza dalla fuoriuscita di diossina da una fabbrica chimica di Meda.
A questi due Incontri tecnico-scientifici prende parte una serie di operatori, circa 30, che lavorano nel campo della salute e sicurezza negli ambienti di lavoro e della tutela dell’ambiente. Per la verità al secondo incontro, quello del 2006, partecipano anche alcuni imprenditori, avvocati, sindacalisti e responsabili aziendali a vario titolo. Ciò risulta determinante per comprendere la partecipazione composita alla Associazione culturale per il Lavoro e la Prevenzione: non un ennesimo comitato tecnico di specialisti di settore.
Nell’incontro del 2005 era stata messa a tema la bozza del Testo Unico della sicurezza predisposto dal Ministero del Welfare e Lavoro. Su questa proposta governativa erano stati già espressi, in altri dibattiti e pronunciamenti vari, pareri per lo più negativi. L’intervento introduttivo di un medico del lavoro, direttore della rivista internazionale “Journal of medicine and the person”, aveva portato all’attenzione dei partecipanti un’ipotesi positiva nella lettura del testo normativo.
Gli interventi che erano seguiti non avevano risparmiato osservazioni critiche e perplessità , anche negative rispetto al testo normativo. Nello stesso tempo si era evidenziata una prevalente volontà di costruire ipotesi diverse mettendo in luce aspetti troppo trascurati.
L’intervento di un Primario ospedaliero, della Clinica del lavoro L. Devoto di Milano, aveva messo in rilievo che la complessità normativa in Italia crea agli imprenditori, specialmente delle piccole e medie imprese nonché delle imprese non profit, oggettive difficoltà dal punto di vista organizzativo e gestionale, con ricadute sia sulla promozione del lavoro che sulla effettiva realizzazione ed efficacia dell’azione preventiva.
Le piccole e medie imprese rappresentano oggi in Italia più del 95% delle imprese, forniscono il 60-70% dell’occupazione. In numero assoluto esse sono oltre 4 milioni, con 13 milioni di addetti contribuendo per il 40% all’export italiano e per il 70% alla creazione della ricchezza nazionale. Una forza numerica e sociale.
L’imprenditore, anche quello con due dipendenti, viene ancora oggi considerato alla stessa stregua del padrone latifondista in auge nelle prime decadi del 1900. Quegli anni hanno prodotto i due grandi testi normativi a protezione del lavoro sia per la sicurezza contro gli infortuni (DPR 547/55) che per la tutela della salute (DPR 303/56). La successiva impalcatura normativa — tuttora vigente — accompagnata dalle sanzioni penali nel caso di non applicazione, si sarebbe prestata soprattutto a questo tipo di utilizzo. In questa ottica il datore di lavoro viene spesso considerato come un limone da spremere, qualcuno a cui chiedere sempre qualcosa, un potenziale evasore o a volte un soggetto anti-sociale da “colpire” con i verbali di ispezione e le conseguenti sanzioni penali.
Dell’incontro del 2005 non è rimasta alcuna traccia scritta se non alcune osservazioni, il clima positivo e costruttivo che si era creato e la considerazione che il datore di lavoro è una risorsa positiva e centrale per il lavoro, l’economia, il benessere e per la crescita della tutela dell’igiene e della sicurezza. Certo, insieme a diversi altri.
Da quel primo incontro passano giorni e mesi e vengono meno i tempi tecnici al governo Berlusconi per poter portare in porto il Testo Unico della sicurezza.
In alcuni dei partecipanti non è tuttavia venuto meno il desiderio di potersi ritrovare ancora, così un responsabile della sicurezza di un’azienda chimica del milanese incomincia a chiedere la possibilità di un nuovo raduno perché possa proseguire l’esperienza interessante e utile iniziata nel 2005. Grazie all’insistenza della sua richiesta, un paio di amici pensano e propongono per il maggio 2006 un secondo appuntamento che verte su due temi tra di loro apparentemente distanti, ma in realtà profondamente connessi. Il primo tema ha dato spazio al racconto di esperienze riguardanti il modo di realizzare l’informazione e la formazione sulla sicurezza negli ambienti di lavoro, richieste come obbligo di legge, e il secondo ha tentato di documentare con dati, situazioni e commenti quanto reale sia l’affermazione secondo cui in Italia c’è un accanimento normativo sia nel campo dell’igiene e sicurezza del lavoro che della tutela dell’ambiente.
Questa volta i promotori decidono di registrare gli interventi dell’incontro e questo ha permesso la successiva pubblicazione degli Atti del Convegno con la denominazione “Quaderni persona, lavoro, salute, sicurezza e ambiente”. Un nome alquanto lungo per esprimere i contenuti e gli aspetti ritenuti essenziali — anche in ordine di importanza — rispetto ai temi trattati.
Il testo mantiene lo stile parlato e la revisione dei diversi interventi è stata realizzata a cura di ogni intervenuto; sono stati inoltre riportati gli apporti di coloro che, interpellati e interessati ai temi degli incontri, hanno fatto osservazioni e fornito contributi.
Indicazioni e suggerimenti importanti sono stati forniti, ad esempio, in modo imprevisto da dirigenti della Direzione Sanità della Regione Lombardia con i quali alcuni promotori del convegno si sono incontrati nel dicembre del 2006. I punti di vista condivisi sono stati diversi e rilevanti per quanto riguarda l’analisi della realtà lavorativa.
Tra gli altri, la pletora delle incombenze procedurali e autorizzative nei confronti dei datori di lavoro da parte di funzionari di Enti pubblici di controllo. Del problema si sono interessati più volte i mass media, ponendo in evidenza la complessità delle incombenze autorizzative, la severità burocratica, le libere e discutibili interpretazioni delle norme da parte di alcuni funzionari, l’onerosità delle procedure imposte in fase di inizio di un’attività produttiva, reiterate anche nel caso di mutamento della ragione sociale dell’impresa con cicli produttivi e impianti invariati. Unitamente all’analisi, i dirigenti regionali avevano comunicato l’intenzione della Regione Lombardia, di apportare modifiche alla normativa regionale con l’intento di semplificare l’iter burocratico per le situazioni sopra ricordate: il lavoro deve essere valorizzato, così come lo sviluppo dell’intrapresa, senza penalizzazioni e avendo cura della persona che lavora e di chi vive attorno ai luoghi del lavoro.
Nello stesso incontro era stata prospettata la possibilità di organizzare un Convegno pubblico, con modalità da definire, per presentare queste proposte di legge, innovative anche su base nazionale, a una platea più vasta di imprenditori e addetti ai lavori.
Tutto ciò ha portato alla convinzione che occorreva dare una forma giuridica al gruppetto di “volenterosi” in modo da poter interloquire con altri soggetti, istituzionali e non, mantenendo immutata la spinta militante appassionata e gratuita che l’aveva avviata.
Un successivo ritrovo realizzato in un ristorante brianzolo ha precisato che la natura di questa aggregazione sarà segnatamente culturale. Si è ribadita inoltre l’importanza che ognuno continuasse pure a partecipare alle diverse associazioni professionali, comitati tecnici, associazioni del lavoro in genere perché questa nuova e semplice aggregazione può ricevere da chiunque e dare a chiunque.


La costituzione ufficiale dell’Associazione

A metà febbraio 2007, in uno studio legale di Cologno Monzese “condotto” da 4 giovani avvocatesse, viene formalizzato lo statuto e l’atto costitutivo; il nome dato al nuovo organismo è “Associazione culturale per il Lavoro e la Prevenzione” per sottolineare la centralità del lavoro, di ogni persona che lavora e la prevenzione come attività non nemica del lavoro, ma parte di esso. La prevenzione come un suo aspetto non da rigettare come onere indebito, ma da considerare in modo più armonico e meno assolutista possibile, ovvero in modo più realistico.
Tra le prime attività previste ci sono quelle del miglioramento della identificabilità pubblica dell’Associazione, l’elaborazione di un Piano editoriale che prevede la pubblicazione del periodico informativo e di riflessione “Quaderni Flash”, la pubblicazione di un supplemento, “Quaderni”, su argomenti monotematici con un approccio prevalentemente tecnico-scientifico, l’apertura della campagna di adesione e tesseramento all’Associazione, l’allestimento di un sito internet, la costituzione “progressiva” del Comitato Scientifico, l’attivazione della rassegna stampa dedicata alle sezioni di maggior interesse dell’attività dell’Associazione, l’organizzazione di incontri tra i soci e allargati il più possibile.


Note
(1) Buttiglione Rocco in Società e Salute — rivista trimestrale, N. 62 — ottobre-dicembre 1990. pp.19-27
(2) “Come, quanto e perché, Criteri e contenuti per l’attività di tecnico di igiene ambientale prevenzione nei luoghi di lavoro, a cura di G.P. Berti, R. Lavizzari, A Petazzi, G.C. Sala, G. Traina, Scuola Lavoro “Michele Agostino Pro” — PRO.SVI, Milano 1991

Cologno Monzese, 12 marzo 2007

memoria storica a cura di Renzo Lavizzari